Il governo ascolta Confindustria: fabbriche aperte e i grillini vogliono requisire i beni

Il governo ascolta Confindustria: fabbriche aperte e i grillini vogliono requisire i beni

12 Marzo 2020 0 Di direzione

Chiusura di tutte attività “non essenziali”, con l’eccezione di alimentari, farmacie e fabbriche. Spostamenti limitati in tutta Italia

Chiusura di tutte attività «non essenziali», con l’eccezione di alimentari, farmacie e fabbriche. Spostamenti limitati in tutta Italia. A sera, dopo l’ennesima giornata convulsa, Conte parla urbi et orbi via Facebook (strumento poco adeguato a comunicazioni istituzionali, ma tant’è) e annuncia – dopo sbrodolamenti sui «patti con la mia coscienza» e su come un giorno «il mondo ci ammirerà» – che è l’ora di «un passo in più».

Un fermo generale, per almeno «un paio di settimane». Ma niente «corsa cieca verso il baratro». E la nomina di un commissario, Domenico Arcuri, che si occuperà però solo di acquisti e produzione di materiali sanitari. «Serve responsabilità di ciascuno», dice.

Il Consiglio dei ministri che, in mattinata, mette a punto il nuovo pacchetto di provvedimenti economici, la questione della stretta sulla «zona rossa» richiesta dalla Lombardia è sul tavolo, e ottiene il via libera. «Se decidiamo la chiusura il decreto va fatto entro stasera», sollecitava il ministro della Difesa Lorenzo Guerini.

Le resistenze e i dubbi del premier su una decisione di portata così forte, a pochi giorni dal dpcm di sabato notte, affiorano nella conferenza stampa in mattinata a Palazzo Chigi: «Nessuna chiusura verso eventuali misure più restrittive – spiega il premier -. Siamo disponibili a valutare le richieste che ci dovessero pervenire dalla Lombardia o dalle altre Regioni». Sollecita però il governatore lombardo Fontana a «formalizzare le sue richieste di stop totale, motivandole». E invita a «procedere con attenzione» senza «affidarsi all’emotività».

La paura, certo irragionevole, è quella di crollo dell’economia, di cui il Nord è motore trainante. E al governatore della Lombardia, che si è fatto promotore della richiesta di blocco assieme a Salvini, viene lasciato l’onere di «dettagliare» i confini della serrata. Ben sapendo che Confindustria per prima sta frenando: chiudere fabbriche e aziende sarebbe la catastrofe. E infatti la lettera della Regione Lombardia, quando arriva, chiede la chiusura di negozi e pubblici esercizi, ma non fabbriche.

Il premier è assediato dalle pressioni di chi vuole una estensione della zona rossa. E non sono solo le opposizioni, salite martedì a Palazzo Chigi. Certo, il sospetto che Salvini e Meloni puntino a farsi pubblicità è plausibile. Ma spingere sono in molti, anche dentro la maggioranza. C’è Matteo Renzi, convinto che «tutta l’Europa dovrà diventare zona rossa», che non risparmia critiche al governo per la gestione dei rapporti con le Regioni e della comunicazione gestita «come un reality show», con riferimento diretto al braccio destro di Conte, Casalino.

Ma a spingere per un nuovo innalzamento delle misure di contenimento ci sono anche il sindaco di Milano Sala, quello di Bergamo Gori, il governatore emiliano Bonaccini. Ci sono parlamentari veneti come Alessia Rotta e ministri emiliani come Dario Franceschini. Il vicesegretario del Pd Andrea Orlando bacchetta chi usa l’emergenza per propaganda politica e critica i presidenti di Regione leghisti che «chiedono nuovi provvedimenti a mezzo stampa e social».

Dal Pd ieri si avanzavano dubbi non peregrini: se si chiudono tutte le attività nel Nord, c’è il rischio di innescare un nuovo maxi spostamento verso Sud: «O si fa tutti insieme, in tutte le Regioni, o si rischiano contraccolpi gravi». E così è stato.

A Palazzo Chigi, per tutta la giornata, si susseguono vertici e incontri, vengono richiesti pareri al Comitato scientifico, Conte consulta i capifila della maggioranza. Intanto i grillini, rimasti afoni da tutti i giochi, cercano di farsi notate attaccando un po’ Confindustria e un po’ la sanità privata lombarda che vogliono «requisire»: «È arrivato il momento i privati, che tanto hanno avuto, si mettano a disposizione dello Stato», tuona Vito Crimi, evidentemente ignorando che la sanità privata lombarda lavora già a pieno ritmo in sinergia con il pubblico.

Alla fine arriva la decisione che l’opposizione accoglie immediatamente con favore. Salvini: «Da italiano, da leader dell’opposizione e da padre sono soddisfatto»). Meloni: «Decisione rigida ma necessaria e per noi ineluttabile». Gelmini: «Finalmente il premier assume misure drastiche richieste più volte da Forza Italia».