Accusa di omicidio doloso e carcere per chi ha sintomi ed esce: ecco le sanzioni per chi non rispetta le nuove regole

Accusa di omicidio doloso e carcere per chi ha sintomi ed esce: ecco le sanzioni per chi non rispetta le nuove regole

12 Marzo 2020 0 Di direzione

Per contenere la diffusione del coronavirus, misure severissime anche contro chi falsifica l’autocertificazione: può essere arrestato in flagranza di reato e finire in cella fino a 6 anni

Pene severe e senza attenuanti per coloro che non rispettano il decreto Conte bis ribattezzato “Io resto a casa”. La stretta delle forze dell’ordine sul rispetto della normativa entrata in vigore per frenare la diffusione del coronavirus si sta facendo più forte soprattutto quando si è in giro senza alcun motivo o con motivi falsi anche se nel proprio Comune di residenza. Chi falsifica l’autocertificazione può essere arrestato in flagranza di reato e finire in cella fino a 6 anni. Inoltre rischiano il carcere con l’accusa di omicidio doloso coloro  che lasciano la loro abitazione pur avendo i sintomi da Covid-19 o sono positivi al coronavirus o hanno avuto contatti con positivi.  Ecco nel dettaglio le sanzioni verso gli inadempienti.

Limitazioni agli spostamenti

Per chi viola le limitazioni agli spostamenti la sanzione è prevista in via generale dall’articolo 650 del codice penale, ovvero “inosservanza di un provvedimento di un’autorità”, con una pena che prevede l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino 206 euro. Si potrebbe, inoltre, configurare l’ipotesi più grave, quale quella prevista dall’articolo 452 del Codice penale “delitti colposi contro la salute pubblica che persegue tutte le condotte idonee a produrre un pericolo per la salute pubblica”.

Falso nell’autocertificazione

Attestare falsamente di doversi spostare per motivi di salute, per esigenze lavorative o per altri stati di necessità durante i controlli integra il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale: la pena va da uno a sei anni di reclusione. È previsto l’arresto facoltativo in flagranza e la procedibilità è d’ufficio. Ciò significa che chiunque può segnalare i casi di cui venga a conoscenza e far scattare così automaticamente il procedimento penale. I pubblici ufficiali hanno l’obbligo di denunciare i reati procedibili d’ufficio di cui vengano a conoscenza. Se non lo fanno rischiano l’imputazione per il reato di omessa denuncia, punito dall’articolo 361 del Codice penale. A questo reato si aggiunge anche la fattispecie di cui all’articolo 650 del Codice penale che punisce con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 206 euro chi viola i provvedimenti che vietano di spostarsi senza motivo.

Sospetto di positività

ll decreto che ha allargato all’intera penisola la zona rossa si è concentrato in particolare sulle pene per chi viola le regole, severe e che non ammettono attenuanti. Chi ha febbre, tosse e altri sintomi associati al Covid-19 e non si mette in quarantena rischia, oltre all’imputazione per violazione dei provvedimenti dell’autorità, un processo per lesioni o tentate lesioni volontarie. Se dovesse infettare persone anziane o comunque soggetti a rischio causandone la morte, l’imputazione potrebbe trasformarsi in omicidio doloso pena la reclusione non inferiore a 21 anni. Infatti in questo modo si accetta il rischio di contagiare altre persone, causandone lesioni o, nei casi più gravi, la morte. La condotta è punita a titolo di dolo eventuale.

Contatti con positivi

La stessa pena si applica a chi ha avuto contatti con persone positive al coronavirus e continua ad avere rapporti sociali o a lavorare con altre persone senza prendere precauzioni o avvisarle. Non avvertire amici e conoscenti con i quali si hanno avuto contatti negli ultimi giorni, causando il rischio concreto che contagino altre persone, potrebbe costare la stessa imputazione a titolo di dolo eventuale o quantomeno di colpa cosciente. Il reato di lesioni superiori a quaranta giorni di malattia è procedibile d’ufficio ed è punito con la reclusione da tre a sette anni.

Positività nascosta

Chi sa di aver contratto il coronavirus e si comporta come nulla fosse non dicendolo a nessuno, fa si che la sua condotta implichi un dolo diretto. In questo caso le imputazioni vanno dal tentativo di lesioni e/o di omicidio volontario se si viene a contatto con soggetti fragili o a rischio, fino all’omicidio volontario se ne deriva la morte. A queste ipotesi si applicano gli stessi principi dei casi delle persone sieropositive che sanno di esserlo e non avvisano il partner né adottano precauzioni per evitare il contagio.