Vaccino coronavirus: è quasi pronto

Vaccino coronavirus: è quasi pronto

10 Marzo 2020 0 Di direzione

Finalmente un po’ di luce in fondo al tunnel. Una luce che si accende proprio in Italia. L’azienda Reithera, con sede a Castel Romano, in provincia di Roma, sta per iniziare a testare un vaccino contro il coronavirus. Le prime sperimentazioni verranno eseguite sugli animali, poi – a maggio – si passerà ai test sull’uomo. La strategia messa a punto dall’azienda farmaceutica è quella di combattere il coronavirus con un altro virus. «Innocuo per l’uomo – spiega la biologa Antonella Folgori, amministratore delegato e cofondatrice della Reithera – come fosse una navicella per trasportare il gene della proteina spike che si trova sulla superfice del coronavirus. In questo modo, si riesce a indurre una risposta immunitaria specifica mediata dagli anticorpi contro il Covid-19»

La Reithera si è messa al lavoro appena un mese fa per tentare di trovare il vaccino contro il «nemico invisibile» che ha messo in ginocchio l’Italia. «Abbiamo completato la fase pre-clinica del vaccino – continua la dottoressa Folgori – e siamo pronti per testarlo sugli animali. Se riusciremo ad andare spediti a maggio avremo 10mila dosi da poter testare sull’uomo, magari anche in categorie più esposte come il personale sanitario, se l’emergenza lo dovesse richiedere».

Il concetto si basa sull’utilizzo degli adenovirus per trasportare le proteine prelevate da altri virus patogeni contro cui si vuole scatenare la risposta immunitaria. Un brevetto già impiegato per altri vaccini come quelli contro ebola, malaria e contro il virus respiratorio sinciziale.

Per il passaggio ai test sull’uomo ci sarà bisogno della collaborazione con l’Istituto Spallanzani di Roma, tra i primi al mondo ad aver isolato il coronavirus prelevando un campione da un paziente contagiato che aveva dato il suo consenso: «Noi gli daremo il siero degli animali vaccinati – commenta la biologa – in cui si suppone che ci siano anticorpi indotti dal vaccino e questo viene testato in vitro sul coronavirus vero e proprio isolato dallo Spallanzani per vedere se è efficace».

I ricercatori sperano di farlo già ad aprile per poi trasferire il processo nell’officina di produzione dove viene prodotto il lotto clinico da iniettare nell’uomo. Dopodiché, si penserà a mettere il siero in commercio, il che non sarà semplice: servirà, infatti, dimostrare prima la sicurezza e poi l’efficacia del vaccino sui soggetti volontari sani. Occorrerà tempo, dunque, non meno di sei mesi. Ma se l’emergenza dovesse restare alta, non si escluderebbe di testarlo su categorie ad alto rischio di contagio, come appunto il personale sanitario. Per poterlo utilizzare su un numero più ampio di persone, bisognerà aspettare gli ultimi mesi dell’anno, plausibilmente novembre o dicembre. Troppo tardi? «Non sappiamo come si comporterà il coronavirus – avverte Folgori – e poi come altri virus potrebbe restare presente per anni. Contro di loro è sempre meglio essere preparati».

Secondo il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, in tutto il mondo esistono in totale 35 vaccini pronti ad essere testati contro il Covid-19, una decina in più rispetto ad una settimana fa, prodotti da una quindicina di aziende.

Vaccini a parte, sono in corso dei test sui farmaci, in particolare sugli antivirali contro l’Hiv (lopinavir e ritonavir) e su un farmaco sperimentale contro l’Ebola, il remdesivir di Gilead. Entro fine marzo, Gilead coinvolgerà un migliaio di pazienti con coronavirus per determinare se dosi multiple del farmaco possono invertire l’infezione. In Cina ha dato buoni risultati un’altra terapia che utilizza il plasma dei pazienti guariti da Covid-19, ed è in cura sperimentale anche un farmaco antinfiammatorio contro l’artrite reumatoide (il tocilizumab).