Coronavirus, “iorestoacasa”: appelli ai giovani e agli irresponsabili

Coronavirus, “iorestoacasa”: appelli ai giovani e agli irresponsabili

10 Marzo 2020 0 Di direzione

In queste ore si susseguono i richiami alla responsabilità, che coinvolgono anche e soprattutto le nuove generazioni. Il rettore Unifi Dei: “Occorre sacrificare per un po’ il nostro stare insieme”. Famiglia Cristiana: “Cari ragazzi, la vita dei vostri genitori e dei vostri nonni dipende da voi”. Video di Vivarelli Colonna: “Cari ragazzi, non siete in vacanza”. Cantanti e stelle dello spettacolo diffondono l’hashtag #iorestoacasa

Mentre centinaia di persone in Italia sono vittime del Coronavirus (e stanno combattendo una delle battaglie più importanti della loro vita) e mentre migliaia di altre persone (a partire da medici e infermieri), sono in prima linea in quella che sta diventando la guerra contro il virus, c’è chi sembra fare finta di nulla. O per inconsapevolezza, o per incoscienza, o per voglia di sfidare chissà cosa.

Soprattutto giovani, ma non solo, si ritrovano nei locali e scherzano a giro come se niente fosse. Chi ha un po’ di dimestichezza con i social lo vede bene: fino a ieri non pochi hanno vissuto come se l’emergenza non esistesse. Chissà perché. Eppure la situazione è pericolosa perché se la diffusione del virus diventa pandemica, non si sa bene come poterla affrontare. Evidentemente queste persone non seguono i telegiornali, non ascoltano la radio se non per la musica, meno che mai leggono giornali. Eppure qualcosa va fatto.

Prima / Cronaca / Coronavirus, “iorestoacasa”: appelli ai giovani e agli irresponsabili

Coronavirus, “iorestoacasa”: appelli ai giovani e agli irresponsabili

lunedì 09 marzo 2020 ore 13:25 | Cronaca 

In queste ore si susseguono i richiami alla responsabilità, che coinvolgono anche e soprattutto le nuove generazioni. Il rettore Unifi Dei: “Occorre sacrificare per un po’ il nostro stare insieme”. Famiglia Cristiana: “Cari ragazzi, la vita dei vostri genitori e dei vostri nonni dipende da voi”. Video di Vivarelli Colonna: “Cari ragazzi, non siete in vacanza”. Cantanti e stelle dello spettacolo diffondono l’hashtag #iorestoacasa

Mentre centinaia di persone in Italia sono vittime del Coronavirus (e stanno combattendo una delle battaglie più importanti della loro vita) e mentre migliaia di altre persone (a partire da medici e infermieri), sono in prima linea in quella che sta diventando la guerra contro il virus, c’è chi sembra fare finta di nulla. O per inconsapevolezza, o per incoscienza, o per voglia di sfidare chissà cosa.

Soprattutto giovani, ma non solo, si ritrovano nei locali e scherzano a giro come se niente fosse. Chi ha un po’ di dimestichezza con i social lo vede bene: fino a ieri non pochi hanno vissuto come se l’emergenza non esistesse. Chissà perché. Eppure la situazione è pericolosa perché se la diffusione del virus diventa pandemica, non si sa bene come poterla affrontare. Evidentemente queste persone non seguono i telegiornali, non ascoltano la radio se non per la musica, meno che mai leggono giornali. Eppure qualcosa va fatto.

In queste ore si susseguono gli appelli a restare a casa, ci sono vari hashtag che si diffondono in rete, ad esempio #iorestoacasa e #responsabilità. Molti cantanti e showman, da Jovanotti a Fiorello, da Emma alla Pausini, da Tiziano Ferro a Ferragni  stanno facendo appelli ai loro fans, che per lo più sono giovani, affinché per alcuni giorni limitino al massimo le uscite dalle loro abitazioni.

Sabato il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna sempre sulla sua pagina Facebook aveva lanciato un video titolando: “Cari ragazzi, non siete in vacanza”. Un accorato appello tutto da ascoltare nella sua efficace semplicità.

Un appello perché “prevalgano i comportamenti virtuosi di tutti i singoli, che si traducono poi in comportamenti virtuosi di tutta la società” è lanciato anche dal rettore dell’Università di Firenze Luigi Dei, attraverso un video (disponibile anche in lingua inglese) diffuso oggi online, rivolto in particolare ai giovani. “Solo in questo modo potremo vincere questa importante battaglia: bisogna evitare i contagi e dobbiamo sacrificare per un po’ di tempo il nostro stare insieme. Non ci sono alternative, è così; tanto semplice, quanto complicato da raggiungere. Un modo di conseguire questo obiettivo è con la coercizione e la limitazione delle libertà personali; se invece vogliamo rivendicare che le democrazie sono sistemi a maggior grado di civiltà dobbiamo ora mostrarlo con fatti concreti”. Luigi Dei invita nel suo appello i giovani a usare i social: “Davvero non è l’appello dovuto e retorico di un Rettore dell’Università, ma di un uomo di scienza che sta cercando con ogni strumento di interpretare razionalmente questo difficile e serio momento”.

“Da giovani è giusto sentirsi forti e invincibili, è naturale pensare che questa epidemia vi risparmierà , ma ciascuno di voi ha nonni e parenti di altre generazioni, persone care che potrebbero aver bisogno di cure intensive per urgenze dipendenti o meno dal Coronavirus. Dobbiamo, quindi, pensare non solo a noi, ma anche agli altri: la solidarietà ricordatevi è uno dei sei diritti della nostra Carta europea, conformate quindi i vostri comportamenti non solo ai rischi che pensate di correre singolarmente, ma anche a quelli dei vostri cari, che potrebbero essere meno fortunati e aver bisogno di un’assistenza che è loro diritto avere”.

“Seguite rigorosamente le indicazioni di non assembrarvi, così il contagio rallenterà: fatelo anche per non rendere vani tutti gli sforzi – continua il rettore – che stanno compiendo medici, infermieri, volontari con l’obiettivo di salvare vite umane e non far collassare il nostro sistema sanitario”.

“Oggi rispettare l’invito a evitare quanto più possibile i contatti è una necessità pressante – conclude il rettore -, non possiamo non seguirlo tutte e tutti con convinzione e persuadere tutti a farlo”.

L’Università di Firenze, intanto, si prepara a impiegare le modalità della didattica a distanza, dal momento che sono sospese le lezioni frontali. Il rettore Dei ha invitato la comunità accademica alla massima collaborazione: “Mi rendo conto, anche per averlo sperimentato di persona in queste ore – ha scritto Dei ai docenti – che chiedo grande impegno e partecipazione, ma la situazione è così seria che dobbiamo anche essere esempio virtuoso per tutto il Paese”.