Appare semplicistico pensare che la Cina possa registrare quest’anno un tasso di crescita positivo: basterebbe solo la perdita di 3 settimane di lavoro complessive per spazzare via il 6% dal PIL cinese quest’anno. Troppo pessimisti? Se qualcuno pensa che lunedì 10 febbraio la Cina è tornata al lavoro come se nulla fosse, si illude e non di poco

Appare semplicistico pensare che la Cina possa registrare quest’anno un tasso di crescita positivo: basterebbe solo la perdita di 3 settimane di lavoro complessive per spazzare via il 6% dal PIL cinese quest’anno. Troppo pessimisti? Se qualcuno pensa che lunedì 10 febbraio la Cina è tornata al lavoro come se nulla fosse, si illude e non di poco

10 Marzo 2020 0 Di direzione

Esiste una distanza incolmabile tra la reazione estremamente preoccupata dei governi, degli operatori “reali” alla pandemia del coronavirus e la reazione euforica delle Borse che segnano nuovi massimi storici. Mentre gli economisti “embedded” nel sistema finanziario stimano un effetto minimo del coronavirus sull’economia cinese e bollano come “irrazionale” la paura delle persone comuni, i governi e gli operatori “reali” sembrano muoversi in sintonia con le preoccupazioni dei mercati. Chi ha ragione?

valutare le conseguenze che il coronavirus avrà sull’economia cinese e mondiale. Non si chiudono i confini e i voli aerei, non si mettono in quarantena 60 milioni di persone, non si rimandano di 3 o 4 settimane le riaperture delle scuole in un paese di un miliardo e mezzo di abitante …. per una epidemia di influenza un pò più pericolosa del normale.

All’inizio dell’epidemia, complice anche la decisione dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che aveva escluso l’ipotesi di classificarla come pandemia globale, eventi come l’isolamento militare delle città della Cina centrale (60 milioni di abitanti) o la costruzione di due nuovi ospedali in cinque giorni erano apparsi a noi occidentali poco più di una manifestazione di iper-cautela da parte della classe dirigente cinese dopo l’esperienza disastrosa della SARS. Quasi l’espressione della volontà di stupire il mondo con la capacità organizzativa della sua classe dirigente. D’altro canto, il numero dei contagiati e dei morti era ancora estremamente basso, anche se in crescita esponenziale: giovedì 23 gennaio erano pari rispettivamente a 650 contagiati e 24 morti. In due setttimane sono diventati oltre 31.500 contagiati e quasi 640 morti