Coronavirus: non è una bufala quella del paziente zero tedesco

Coronavirus: non è una bufala quella del paziente zero tedesco

8 Marzo 2020 0 Di direzione

Non è una bufala quella del paziente zero tedesco: potrebbe essere stato il primo ad aver diffuso il Coronavirus in Europa

Non è una bufala quella del paziente zero tedesco, da cui, a sua del tutta insaputa, si sarebbe innescato il contagio da Coronavirus dilagante anche in Italia. La comunicazione, come riportato da ‘repubblica.it‘, è arrivata da una lettera di medici tedeschi condivisa sul New England Journal of Medicine. Il paziente zero tedesco è un uomo di 33 anni residente nella città di Monaco (Germania): lui potrebbe essere stato il primo cittadino europeo ad aver contratto il Coronavirus, ed aver poi innescato il contagio. Il soggetto è sembrato avere problemi di natura respiratoria associati a febbre alta a partire dal 24 gennaio. La sintomatologia è poi migliorata, permettendogli di tornare regolarmente a lavoro il giorno 27. Tra il 20 ed il 21 gennaio aveva preso parte ad un meeting in cui era presente una collaboratrice di Shanghai, che ha soggiornato in Germania dal 19 al 22 gennaio, senza alcun sintomo manifesto.

Più di una sensazione: l’epidemia non sarebbe partita dall’Italia

Stando ad una mappa genetica pubblicata dal portale Netxstrain, dal paziente zero tedesco potrebbe poi essere silenziosamente partito il contagio, tanto da ricollegarsi a molti dei casi riscontrati poi in Europa ed in Italia. Dopo aver analizzando a fondo l’itinerario e le mutazioni genetiche del Coronavirus, gli esperti sono arrivati alla conclusione che ha varcato i confini europei in diverse occasioni. Dal 1 febbraio all’incirca un quarto dei nuovi contagi registrati in Finlandia, Messico, Italia, Scozia e perfino i primi casi in Brasile, presentano caratteristiche genetiche analoghe a quelle del focolaio di Monaco. I sintomi accusati dal paziente zero tedesco avevano iniziato a manifestarsi il 24 gennaio, dopo essere entrato in contatto con una collega di Shanghai, risultata positiva al Coronavirus. Nei giorni successivi alcuni altri dipendenti della stessa compagnia tedesca sono risultati positivi al tampone (da lì poi la consapevolezza che l’agente patogeno potesse trasmettersi anche senza sintomi conclamati). La sede in Germania venne chiusa tempestivamente, gli studiosi affermano che il focolaio tedesco possa essere associato alla maggior parte dei casi registrati in Europa, Italia compresa.

L’infezione potrebbe essere trasmessa anche dopo la guarigione

Gli autori della comunicazione pubblicata sul New England Journal of Medicine scrivono che il contagio del paziente zero tedesco sia avvenuto in assenza di sintomi specifici, ed il fatto di aver trovato una certa carica virale nell’espettorato dell’uomo anche nel corso del suo periodo di convalescenza lascia pensare il Coronavirus possa essere trasmesso anche dopo la scomparsa dei sintomiIlaria Capua, direttrice del centro ‘One Health’ dell’università della Florida, non ha dubbi: bisogna sfatare il mito che sia stata l’Italia a diffondere il Coronavirus. Le vie di diffusione a partire dalla Cina, epicentro dell’epidemia, sono state tre: una verso l’Europa, una in direzione degli Stati Uniti ed una terza verso Sud, più precisamente in Corea ed in Australia. Le mappe genetiche del Coronavirus in Italia sono ancora esigue, ma abbastanza per dedurre non siano stati gli italiani a divulgare l’infezione, come invece si era creduto fino a qualche ora fa. Se ci avevate anche solo pensato, sappiate che quella del paziente zero tedesco non è una bufala: la cosa andava precisata