Ecco l’Italia di Giuseppi: un Paese a crescita zero e massacrato dalle tasse

3 Marzo 2020 0 Di direzione

I dati Istat: pressione fiscale record al 42,4% l’anno scorso, mentre il Pil arranca (+0,3%)

Altro che «anno bellissimo» come aveva promesso il premier Giuseppe Conte. Altro che «manovra del popolo» con annessa «abolizione della povertà» predicata da Luigi Di Maio.

Il 2019 è stato un anno disastroso per l’economia italiana che ha registrato la peggiore crescita del Pil dal 2014 con un modesto +0,3%, un dato lievemente migliore delle attese del governo (+0,1%) e della stima preliminare dell’Istat (+0,2%), ma sicuramente il peggior viatico che si potesse conseguire alla vigilia di una nuova fase recessiva come quella che si preannuncia causa coronavirus.

Come se il quadro non fosse già preoccupante di per sé, dai dati dell’istituto di statistica si rileva che questo infimo incremento della crescita è stato a prodotto a scapito dell’intero sistema-Paese, sottoposto al giogo di una pressione fiscale ormai insostenibile, salita di mezzo punto percentuale rispetto al 2018, passando dal 41,9% al 42,4%, un valore che si pone al secondo posto dopo il record del 2015 (42,9%). In dettaglio, le entrate totali sono aumentate del 2,8% rispetto all’anno precedente attestandosi al 47,1% grazie al forte aumento (+3,4%) delle imposte dirette come Irpef e Ires. Anche le imposte indirette hanno registrato un aumento (+1,4%) grazie alla crescita del gettito Iva e dell’imposta sulle lotterie

Si tratta del combinato disposto di una manovra dai contorni populisti ridisegnata in base agli imperativi categorici di Bruxelles. L’anno scorso, infatti, il deficit/Pil è sceso all’1,6% dal 2,2% dell’anno precedente e l’avanzo primario (entrate-spese al netto della spesa per interessi) è stato dell’1,7% (+1,5% nel 2018), mentre il rapporto debito/Pil si è mantenuto invariato al 134,8 per cento.

Nel 2019 la crescita dell’economia ha segnato un marcato rallentamento, ha sottolineato l’Istat nel commento ai dati, evidenziando che il calo dell’import è stato più marcato di quello dell’export e quindi la componente estera ha dato un contributo positivo. Industria e agricoltura hanno subito una contrazione e hanno rallentato anche i consumi delle famiglie (+0,4% da +0,9%). Insomma, quota 100 e reddito di cittadinanza non hanno prodotto effetti positivi sulla domanda, ma hanno solo trasferito ricchezza dai settori produttivi a quelli improduttivi. «Questi sono i risultati della politica economica monopolizzata dall’M5s», ha commentato Andrea Mandelli , capogruppo di Forza Italia in commissione Bilancio alla Camera. «Ecco cosa ha prodotto la manovra del popolo: crollo della crescita e aumento della pressione fiscale», gli ha fatto eco Luigi Marattin, economista e vicecapogruppo di Iv a Montecitorio.

Se queste sono le premesse, il coronavirus non può che risolversi, alla fine, in un’implosione dell’economia italiana nel suo complesso. Non è solo una questione contingente legata alla situazione emergenziale. Il ministro dell’Economia Gualtieri dovrà concentrarsi su come rianimare un Paese a bassa produttivitànel quale l’economia non cresce, ma lo fanno le retribuzioni (+1,3% nel 2019). Nel quale l’occupazione aumenta lievemente, ma non la produzione. Difficile che ora la politica sia in grado di risolvere problemi che prima non ha avuto il coraggio di affrontare.