Quanto durerà l’epidemia da coronavirus in Italia?

26 Febbraio 2020 0 Di direzione

Previsioni difficili, a causa di possibili mutamenti e di probabili incidenze di fattori ambientali. Ma gli esperti parlano di mesi

Il coronavirus non lascerà l’Italia molto presto. Gli esperti parlano di una convivenza di “mesi“, anche se fare previsioni sulla durata dell’epidemia è difficile.

“Abbiamo un numero non piccolo di casi”, ha detto il direttore del Dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, Giovanni Rezza, spiegado che in Italia “siamo arrivati alla seconda o terza generazione di contagi”. Ma “il focolaio principale è circoscritto, quasi tutto riconducibile all’epicentro dell’epidemia nel Lodigiano, più due focolai piu piccoli in Veneto”. E anche i nuovi contagiati sembrano provenire o avere legami con le zone epicentro dell’epidemia. Ma, per il momento, il virus non si ferma; “Ci aspettiamo ancora un certo aumento di casi finchè le misure prese non daranno gli effetti sperati”. Dello stesso avviso, secondo quanto riporta Repubblica, è anche Guido Silvestri, a capo del dipartimento di Patologia alla Emory University di Atlanta: “Infetterà ancora tanta gente”, prevede.

La primavera contro il virus?

Un aiuto a frenare il virus potrebbe arrivare dalla primavera. Secondo Silvestri, infatti, è “possibile che fattori genetici e/o ambientali (per esempio, temperatura più alta) possano in qualche modo limitare” la diffusione del Covid-19. È quanto sembrerebbe succedere nei paesi del Sud-est asiatico e non solo: “Penso a Indonesia, India, Thailandia, Bangladesh, Africa. Forse la temperatura gioca un ruolo nel limitare l’epidemia”. E se la diffusione del coronavirus dipendesse anche da fattori ambientali, il caldo primaverile potrebbe attenuarla. Ma, specifica l’esperto, “al momento queste sono solo speculazioni e bisogna soprattutto prevenire nuovi contagi”. Per capire l’andamento e la drata del virus, quindi, bisogna aspettare. Nell’attesa, l’unica cosa da fare è cercare di rompere la catena di contagi, con le misure che abbiamo disponibili ad oggi: diagnosi e quarantena. Inoltre, specifica Silvestri a Repubblica, bisogna lavorare per convivere con il virus: “Qui la preparazione del sistema sanitario per proteggere i più fragili farà la differenza” dice.

Il rischio di una mutazione

“Abbiamo scoperto due mutazioni genetiche interessanti del coronavirus”. A renderlo noto è Massimo Ciccozzi, epidemiologo dell’Università Campus Bio-medico di Roma, che spiega di aver studiato “le mutazioni nel genoma virale del coronavirus messo a disposizione dei ricercatori cinesi”. Così, i ricercatori hanno scoperto che il Covid-19 è diventato “più contagioso, ma meno letale rispetto alla Sars”. Il tasso di letalità è, infatti, del 2,8%, contro il 9,8% della malattia che circolò tra il 2002 e il 2003. Ma il lavoro degli esperti non si ferma qui: “Stiamo anche andando avanti per capire se ci siano state mutazioni del virus dall’inizio dell’epidemia a oggi, e se magari ci possa essere un aumento della letalità”. Le possibilità di mutazioni nel virus dall’inizio dell’epidemia ad oggi è un’altra variabile, che rende difficile effettuare previsioni sull’epidemia. Finora, l’Organizzazione mondiale della sanità ha escluso mutamenti consistenti, ma “più circola, più si replica”. E la replica porta a mutamenti di “alcune lettere del suo Rna”, in modo casuale: per questo, le mutazioni, spiega Ciccozzi a Repubblica, “possono essere dannose per l’ospite o anche no. Ma è comunque un rischio”.

Per il momento, quindi, fare previsioni sulla durata dell’epidemia è difficili, ma gli esperti sembrano concordare su un fatto: non durerà poche settimane e dovremo abituarci a convivere con il virus per mesi. Quanti, finora, non è possibile prevederlo.