Emergenza Coronavirus, ma il Pd pensa ai dl Salvini: “Vanno cambiati”

24 Febbraio 2020 0 Di direzione

L’ex ministro Marco Minniti: “Quei decreti vanno profondamente cambiati perché hanno creato le condizioni per una profonda insicurezza”

Certo il mondo non si ferma per il Coronavirus, ma mentre l’Italia è intenta a affrontare l’emergenza sanitaria tra Lombardia, Veneto, Piemonte e Emilia Romagna, il Pd continua a pensare all’abolizione dei decreti sicurezza di Matteo Salvini.

L’ultima bordata arriva da Marco Minniti, ex ministro dell’Interno, ideatore del “codice di condotta” per le Ong ma favorevole alla cancellazione delle norme volute dal Carroccio. Con uno sguardo al Coronavirus.

Ieri 270 migranti sono sbarcati a Pozzallo e verranno tenuti in quarantena. Ad oggi è solo uno il caso di infezione registrato in Africa, ma se l’epidemia dovesse approdare nel Continente Nero (che ha inferiori capacità sanitarie nell’affrontare le emergenze), l’Italia si troverebbe in prima linea sulla frontiera del Mediterraneo. Secondo Minniti, la soluzione sarebbe aprire canali legali per le migrazioni: “Al di là di inaccettabili strumentalizzazioni – dice al Corriere – quanto sta accadendo ci impone di avere una strategia verso l’Africa che contrasti con fermezza i canali illegali, i trafficanti di esseri umani, è costruisca canali legali, controllati dal punto di vista sanitario d’intesa con le Nazioni Unite e l’Oms”.

Di fronte ai pericoli del virus, il Pd sceglie comunque la strada della battaglia contro i decreti Sicurezza. L’agenda “riformista”, secondo l’esponente dem, dovrebbe partire proprio dalla linea dettata nei giorni scorsi dalla Lamorgese. Il piano è ormai sul tavolo, anche se il M5S appare recalcitante a mettere le mani a decreti votati al tempo del governo gialloverde. “Quei decreti – attacca Minniti – vanno profondamente cambiati perché hanno creato le condizioni per una profonda insicurezza. La strada è obbligata: bisogna tornare all’accoglienza diffusa e ripristinare la protezione umanitaria. Un vero piano di integrazione passa per la gestione di piccoli gruppi di persone. In questo modo si superano le diffidenze e si smonta un pezzo importante della fabbrica della paura”. Il ritornello è sempre lo stesso: “La protezione umanitaria – sostiene l’ex ministro – tiene le persone nella legalità, impedisce che diventino preda della criminalità. L’integrazione non è un riflesso caritatevole, ma è il cuore delle politiche di sicurezza. Chi meglio integra è più sicuro”.

Sullo sfondo resta la questione libica. L’Europa ha deciso l’avvio di una nuova missione militare per bloccare il traffico di armi dirette in Libia, dove i due attori in campo (Al Serraj e Haftar) sono sostenuti da potenze straniere. Da una parte la Turchia di Erdogan, dall’altra la Russia di Putin. “Una Libia destabilizzata e con una permanente guerra civile a bassa intensità può diventare un rifugio sicuro per i foreign fighters e produrre una gigantesca emergenza umanitaria – spiega Minniti – La stessa presenza di milizie turco siriane con una storia jihadista incontrandosi con la realtà libica, potrebbe portare ulteriori elementi di radicalizzazione. Secondo le Nazioni Unite già adesso ci sono più di 200 mila sfollati. A partire potrebbero essere dunque gli stessi libici. Per questo quel Paese va aiutato anche nella dimensione umanitaria. I centri di accoglienza ufficiali vanno svuotati attraverso una missione europea. Corridoi per mettere in sicurezza i migranti esposti a una guerra civile e aiutino il popolo libico”.