S.Pancrazio Salentino, famiglia tornata dalla Cina: «Ecco la nostra quarantena»

23 Febbraio 2020 0 Di direzione

Padre, madre e bimba, residenti nella regione di Wuhan in Cina, sono rientrati e da qualche giorno hanno concluso l’isolamento in quarantena di due settimane. Originari di San Pancrazio i due ingegneri lavoravano stabilmente in Cina. Il periodo di isolamento si è concluso e si scongiura ogni eventualità di virus. “Non è stato facile – dichiara la coppia – soprattutto perché con noi c’è una bambina. Restare segregati nella propria abitazione senza la possibilità di uscire è stato possibile solo grazie all’aiuto della mia famiglia. I miei genitori e mia sorella ci consegnavano le vettovaglie quotidianamente senza entrare in contatto alcuno con noi. Passavano la mattina e lasciavano ciò di cui avevamo bisogno in contenitori usa e getta perché non fosse necessario restituirli”. Una quotidianità durata due settimane che pareva non finire mai. “Questa esperienza ci ha sicuramente temprati. Abbiamo deciso di stare in quarantena volontariamente, non era obbligatorio, ma sentivamo questo dovere morale e civico”.

“In Cina – precisano A. R. e L. Z. – tutto era estremamente controllato e, da quando il Governo ha lanciato il messaggio di quarantena, nessuno è più uscito dalla propria dimora se non con mascherine e guanti. Non si sono generate polemiche perché tutti si sono attenuti al vademecum diramato per il bene collettivo. Le fabbriche in Cina stanno riavviandosi, ma le scuole rimarranno chiuse almeno sino al 20 marzo. Molti dei nostri colleghi italiani sono rientrati e sono già operativi. Noi per ora lavoreremo online e poi si vedrà”. Tanto si sentono di dire i due che vivevano nella regione di Wuhan, ma a 1500 km di distanza dall’epicentro della crisi sanitaria esplosa in Cina. “Un monitoraggio attento della circolazione del virus e la stretta sinergia con la Protezione Civile, le Regioni e le Unità Territoriali, nonché le linee programmatiche ministeriali, costituiscono le misure per evitare una diffusione ulteriore del contagio”.

Così ha dichiarato Susanna Esposito, professore ordinario di Pediatria all’Università di Parma e direttore della Clinica Pediatrica all’Ospedale Pietro Barilla dell’Azienda Ospedaliera-Universitaria di Parma, nonché Presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid), la quale evidenzia le misure precauzionali che oggi possono fare la differenza. “Lavarsi ripetutamente le mani riduce il rischio di contagio. È opportuno nei ristoranti non scegliere cibi crudi – carne e pesce nello specifico –. Isolarsi nei propri domicili e chiamare il 118 in caso di sintomi legati all’apparato respiratorio e/o febbre è la prima azione. Il nostro sistema sanitario è organizzato in maniera effettiva ed efficiente per far fronte a questa emergenza”. La professoressa Esposito che nel 2016 ha identificato un Coronavirus HKU1 in un lattante mai stato in Cina afferma che “adesso bisogna chiarire se i virus sono di effettiva importazione dalla Cina o se sono nati nel nostro Paese, in quanto questi tipi di virus vanno incontro a mutazioni, creando nuovi ceppi virali”.