Pensioni, due ricette per rottamare Quota 100

Pensioni, due ricette per rottamare Quota 100

12 Gennaio 2020 2 Di direzione

Guadagna consensi l’idea alzare il ritiro a 64 anni, Tridico e Pd puntano sull’assistenzialismo

Se dipendesse dai maggiori esperti, anche di idee opposte, una soluzione sarebbe già a portata di mano.

Manca la volontà politica e pesa anche il timore di un «no» europeo. Bruxelles non è disposta a tollerare un’altra riforma delle pensioni, che assomigli a Quota 100. Ma la fine nel 2022 del sistema voluto dalla Lega Nord di Matteo Salvini, il ritiro dal lavoro anticipato a 62 anni con 38 di contributi, rischia di creare troppi problemi. Da qui l’esigenza di rimettere mano alle regole della previdenza.

Le soluzioni che stanno emergendo sono in gran parte simili. Il punto in comune sono i 64 anni di età. Requisito che mette d’accordo, per fare un esempio, l’ex ministro Pd Cesare Damiano e Alberto Brambilla, esperto di pensioni e presidente del Centro studi Itinerari previdenziali, vicino alla Lega. Altro dato comune, un calcolo dell’assegno meno vantaggioso rispetto a quelli in vigore, ma più sostenibile. La versione più favorevole ai pensionanti consiste nell’applicazione del metodo contributivo per tutti.

Le singole ricette cambiano poi sul requisito degli anni di contribuzione. Dovrebbero essere 37, secondo la proposta di Brambilla.

Altre proposte puntano su 38 anni. Da qui, con la somma dei due requisiti, la nuova etichetta data alle riforme allo studio: Quota 101 o Quota 102.

Ipotesi appunto equa, ma sostenibile finanziariamente solamente nel lungo periodo. Non nel breve, visto che servirebbe una copertura non molto diversa da quella di Quota 100.

Per questo un pezzo importante di maggioranza e di governo, in particolare il Partito Democratico, punta su una soluzione più simile all’Ape social. Cioè un anticipo della pensione a beneficio esclusivo di alcune categorie di lavoratori, precoci o impegnati in attività usuranti. A questa ricetta ha fatto accenno nei giorni scorsi il presidente dell’Inps Pasquale Tridico. In sintesi, superare l’età di pensionamento uguale per tutti a favore di un sistema modulato su variabili come la gravosità del lavoro di ogni categoria.

Se la ricetta di Brambilla e degli esperti di previdenza (al lavoro al Cnel) vanno in direzione di un sistema simile a quello a capitalizzazione, con assegni sempre più legati alla contribuzione e margini di libertà sempre più ampi per il lavoratore, l’idea cara a Tridico e a parte del Pd è di natura assistenziale. È lo Stato a decidere quando andare in pensione e con quanto.

Su un aspetto tutti concordano; fatta eccezione per Italia viva di Matteo Renzi, che punta solo all’abolizione di Quota 100. L’importante è evitare lo scalone che si creerebbe in caso di scadenza di Quota 100 senza misure alternative. Da un giorno all’altro il requisito anagrafico per la pensione passerebbe da 62 a 67 anni. Le asperità della riforma Fornero, invece di essere attutite, sarebbero state soltanto rinviate. Un costo politico che nessuno può permettersi di pagare.

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