Così la tassa dei 5 Stelle costa più della sua resa

Così la tassa dei 5 Stelle costa più della sua resa

12 Gennaio 2020 0 Di direzione

Quanti siete? Dove andate? Un fiorino». L’irrazionalità fiscale del nostro Paese ricorda la celebre gag di Non ci resta che piangere.

Titolo che riflette lo stato d’animo dei contribuenti di fronte a perle d’ingegno come l’abuso della tassa di soggiorno. Da quando il governo Gentiloni l’ha sbloccata nel 2017, ha subito una raffica di aumenti in doppia cifra (+13,7% di gettito nel 2019). La foga di incassare dei Comuni va oltre il senso comune, come prova un’analisi dell’Osservatorio nazionale sulla tassa di soggiorno del centro studi Jfc. Nelle grandi città gli incassi sono milionari. Ma ora la impongono anche paesi come Maranzana (Asti) che ha messo bilancio una previsione di incasso di ben 1.000 euro. Ci sarebbe da liquidare l’episodio con un’amara risata, se non fosse che l’imposizione di una tassa prevede una spesa per incassarla sia da parte del Comune che da parte degli albergatori, costretti dalla legge a fare da esattori per conto dello Stato. «Qualora gli incassi annuali derivanti dall’imposta di soggiorno non raggiungano la quota

minima di 15/16mila Euro -spiega Massimo Feruzzi, responsabile dell’Osservatorio- la stessa istituzione dell’imposta serve

solamente a far sì che la burocrazia paghi se stessa, senza lasciare alcun valore economico per gli investimenti, che dovrebbero essere effettuati sul territorio in ambito turistico». C’è poi un costo per l’albergatore, che Jfc, calcolandolo sulla dimensione media degli hotel italiani (33 camere), ha stimato in mezz’ora di lavoro quotidiana di un impiegato, considerando non solo gli obblighi contabili ma anche il fatto che molti turisti pagano la tassa con la carta di credito, con un costo di incasso che è a carico del solo l’albergatore: il costo totale annuo arriva a circa 2.100, euro, il doppio dell’incasso previsto da Maranzana. Che non è un caso isolato. A Toirano, provincia di Savona, gli albergatori sono stati costretti a mettere in piedi una contabilità per permettere al Comune di incassare ben 1.146 euro, poco meno dei 1.300 euro di San Gregorio nelle Alpi (Belluno) mentre ad Artogne (Brescia) il totale si è fermato a 5.126 euro, molto al di sotto del limite minimo. È la tassa negativa: costa più di quanto incassa. Un’altra prova che il contribuente è trattato da suddito. Come all’epoca («quasi 1500») ritratta dal film di Troisi.

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